DIFENDIAMOCI DAI GIUDICI!

PICCOLO SUGGERIMENTO

È notorio che in questi mesi gli italiani di diversa estrazione politica, culturale e financo sociale, critichino i privilegi dei parlamentari che loro stessi hanno mandato (premio o compito?) a Roma.

Probabilmente il privilegio meno comprensibile per il volgo è quello che interrompe, rallenta o impedisce del tutto un’indagine della magistratura, un qualche provvedimento giudiziario o anche l’arresto di un parlamentare; questo perché si presuppone l’esistenza di un possibile fumus persecutionis, cioè qualcuno si mette in testa di perseguitare il parlamentare, per indurlo ad un certo comportamento o per punirlo dello stesso, e quindi lo denunzia o lo fa mettere addirittura in galera, con una scusa inventata e falsa.

Putacaso un parlamentare, nell’esercizio delle proprie funzioni, commette un reato che potrebbe essere punito con l’arresto e successiva condanna (orrenda parola!).

In questo caso il magistrato deve chiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere nei confronti del parlamentare. Succede allora che il Parlamento, organismo composto (ohibò!) di parlamentari – vale a dire colleghi del parlamentare di cui parliamo – decide se si debba o no dare l’autorizzazione ai magistrati di continuare l’indagine o, poniamo, di arrestare lo stesso.

Messa giù così, questa procedura sembrerebbe di favore; favore che tutti gli altri cittadini non hanno: se il magistrato decide di metterti in galera lo fa senza chiedere niente a nessuno. Qualche volta ha ragione e qualche volta sbaglia: sono sempre razzi tuoi (come diceva qualche tempo fa un modello israeliano a proposito di un amaro).

Insomma, sembra che molti italiani non siano d’accordo con questo modo di fare; sembrerebbe (ma solo ai poveri di spirito che vedono nella loro inettitudine la manifestazione dell’odio di qualche divinità) che ci fosse una disparità di trattamento tra cittadini parlamentari e cittadini non parlamentari.

Allora ecco la mia modesta proposta.

Perché eliminare questa presunta disparità? Estendiamola anzi a tutti. Così tutti potranno usufruire di un privilegio e quindi nessuno si lamenterà di esserne stato escluso.

Da ora in poi, ogni volta che un magistrato, un poliziotto o anche un vigile urbano avranno la necessità di indagare, arrestare o solo dare una multa a qualcuno, dovranno, prima, chiedere l’autorizzazione.

A chi? Chiederanno i miei piccoli lettori?

Ma alla Commissione dei Pari (CdP), sciocchini!

Poniamo ad esempio che un costruttore di case debba essere arrestato, magari perché il condominio che ha costruito si è sciolto dopo un acquazzone. Alt! Prima si deve chiedere alla Commissione dei Pari, cioè, in questo caso, una commissione formata da altri costruttori di case che decida se l’autorità giudiziaria, o il solerte vigile, non siano animati da intento persecutorio nei confronti del povero costruttore. Metti che il condominio sia sì caduto, ma proprio perché l’acquazzone è stato molto forte e imprevedibile… non si può mica pensare a tutto!

Solo dopo la decisione della commissione si potrà – eventualmente – procedere.

Ancora. Putacaso, Tizio è accusato di aver palpato dei minori non consenzienti. A decidere se si debba arrestare o no, sia una commissione INDIPENDENTE formata da esperti del settore, cioè persone che abbiano provata e documentata esperienza nel palpeggio di minori. Per esempio pedofili professionisti o anche solo dilettanti.
Metti che il minore abbia provocato, oppure che non sia un minore, ma un nano. E così via.

Delle numerose Commissioni dei Pari potranno far parte:

a) vicini di casa,
b) parenti,
c) conoscenti e amici,
d) sconosciuti presi a caso
e) altre persone che abbiano già sentenze definitive di colpevolezza, nella stessa materia.

Previa domanda in marca da bollo da spedire al Comitato Cittadino per le (dis)Pari Opportunità, allegando gli eventuali titoli di merito.

Secondo me, funziona. Ce la facciamo. CORAGGIO, FORZA ITALIA

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Mi piace prendere in giro la sfiga e riderci sopra. Per questo scrivo.
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